Coaching e spiritualità
- puntogestaltpegasus

- 4 giorni fa
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di Roberta Pessotto

Abstract
In questo articolo l’autrice, a partire dalla propria esperienza personale e formativa, riflette su quei momenti in cui mente e dimensione più profonda dell’essere sembrano entrare in dialogo all’interno di un percorso di relazione d’aiuto. Attraverso questa prospettiva, viene esplorato come Coaching e spiritualità possano essere più vicini di quanto comunemente si pensi e come possano coesistere e operare contemporaneamente durante un incontro di Coaching.
Se ti stai chiedendo cosa abbiano in comune il Coaching e la spiritualità, sei approdato/a nel posto giusto.
Durante il mio percorso di formazione per diventare Coach ad indirizzo cognitivo-emotivo, ho notato che la spiritualità veniva proposta già dalla prima lezione, all’interno di alcune spiegazioni e presentazioni. Ho osservato inoltre che molte mie colleghe di corso faticavano a collocare questo aspetto — spesso considerato, erroneamente, qualcosa di più “elevato” o astratto — all’interno di un sistema di conoscenza concreto e tangibile come quello del Coaching, focalizzato sul risultato e sull’obiettivo.
Mi sono spesso chiesta anche come poter far coincidere, all’interno di una consulenza con un cliente, il Coaching e la spiritualità, quest’ultima presente da molto tempo nella mia vita personale e lavorativa. E se io, che opero in un ambito considerato da molti “mistico”, incontravo delle difficoltà nel far convivere questi due approcci, ho pensato che potesse essere utile affrontare questa tematica, portando alla luce collegamenti che a prima vista sembrano nascosti e ampliando la visione anche di chi non è abituato a confrontarsi con temi trascendentali.
Cercavo e trovavo continuamente punti di contatto tra queste due dimensioni, ma ancora non riuscivo a comprenderne fino in fondo il senso.
La connessione con il cliente nel Coaching è fondamentale, così come lo è la connessione con il proprio cuore per ricevere informazioni giuste e appropriate dall’universo. Anche l’ambiente è importante per creare uno stato di accoglienza adeguato: la postura, il movimento, il linguaggio — verbale e non verbale — le competenze, la differenza tra il coaching con la “c” minuscola e quello con la “C” maiuscola. Da un punto di vista teorico tutto sembra collegato.
Ma come potevo far convivere queste due realtà apparentemente così lontane, dentro di me e nel mio lavoro, senza rinunciare alla mia essenza? E come posso dimostrare in modo più concreto ciò che accade nell’invisibile?
Se parto dal punto di vista spirituale, la questione è molto semplice e si risolve rapidamente: tutto è Spirito e la materia non è altro che Spirito condensato, cristallizzato. Lo spirito è energia che vibra a una determinata frequenza; se questa frequenza cambia e si abbassa, assume una forma e diventa più o meno solida e tangibile. Esistono poi delle Leggi Universali che regolano l’energia e, di conseguenza, anche la materia, ma non mi soffermerò qui a spiegarle.
La mente, tuttavia, necessita di spiegazioni chiare e plausibili per ritenere vera un’affermazione. Poiché ci troviamo in un ambito cognitivo e cosciente, cerco allora altre definizioni.
Attingo, quindi, ad alcuni dati ed evidenze messi a disposizione dalla fisica quantistica — che è riuscita anche a dimostrare quanto da millenni sostenuto da antiche dottrine, religioni e filosofie — per spiegare questo concetto. Una definizione che si può trovare facilmente su qualsiasi motore di ricerca afferma:
“La materia è una manifestazione di energia e informazione, duale, a livello fondamentale vuota, non-locale e interconnessa.”
Non essendo un’esperta di fisica quantistica, mi limito a riportarne qui la definizione. Tuttavia, una cosa salta subito all’occhio: anche questa branca della scienza stabilisce che la materia è energia.
E se la manifestazione più solida che esiste, la materia appunto, è energia, come possiamo pensare che parole, pensieri, schemi, legami, credenze, valori, competenze, situazioni e relazioni non siano anch’essi energia?
Ecco allora che lo sguardo si amplia.
La relazione che si instaura con il proprio Coachee non è più soltanto un veicolo di parole, ma diventa un ponte attraverso cui ricevere informazioni importanti, capaci talvolta di capovolgere l’andamento di una sessione. Per il coach diventa rilevante e trasformativo, in alcuni momenti, ricevere intuizioni dal campo in cui sia lui sia il cliente sono immersi.
Anche quando una determinata emozione, situazione o dinamica non viene esplicitamente espressa, può essere percepita in modo sottile. È compito del Coach attingere da questo campo di relazione tali informazioni e aiutare il Coachee a prenderne consapevolezza, portando alla luce — nella parte cosciente — ciò che fino a poco prima era soltanto un “sentito”, presente nell’aria particolare che spesso si crea durante una sessione.
Il Coach, d’altro canto, deve imparare con il tempo e la pratica a fidarsi di questi sussurri leggeri che si presentano rapidamente e altrettanto velocemente sembrano svanire. In realtà non spariscono: rimangono sospesi, in attesa che qualcuno dia loro un nome e un volto.
Nel tuo percorso professionale, caro Coach, potresti aver già notato come un’intuizione ricevuta durante un colloquio trovi poi una sua manifestazione concreta. Questo richiede calma, pazienza, capacità di osservazione e fiducia.
Questa constatazione porta anche a un’altra riflessione: siamo tutti canali e siamo tutti connessi gli uni agli altri, al mondo e a qualcosa di ancora più grande.
L’energia comunica attraverso movimenti impalpabili, tesse trame invisibili, permea il corpo e alimenta l’anima.
Il campo che si crea tra il Coach e il suo Coachee spesso si fonda proprio su queste percezioni energetiche che vanno oltre la mente conscia. Già nel momento in cui il cliente varca la porta dello studio — e talvolta anche prima, se la connessione è forte — si crea un campo esclusivo tra coach e cliente, uno spazio relazionale in cui entrambi sono immersi.
È in questo spazio che talvolta accade qualcosa di significativo: il Coachee può ricevere improvvisamente una nuova intuizione o una sorta di illuminazione. Tutte le informazioni, infatti, sono già presenti all’interno di quel campo chiamato relazione.
Il Coach ha semplicemente facilitato l’accensione di un collegamento autentico con qualcosa di più grande, che guida verso una maggiore consapevolezza di sé e verso l’utilizzo di talenti e risorse che sono naturalmente a disposizione di chi desidera esprimerle per il massimo bene.
Questo è un punto fondamentale.
Nel Coaching, così come nella visione animica, tutto tende verso il bene, con amore e per amore. Tutti abbiamo dentro di noi — anche tu — le risorse necessarie per raggiungere obiettivi chiari e realizzare la nostra massima espressione.
Il Coach crede profondamente che il suo cliente sia in grado di trovare la soluzione più adatta a sé, perché lo riconosce come un individuo completo, capace di progredire autonomamente nella propria vita. Il suo compito è accoglierlo senza giudizio, riconoscendo e valorizzando la sua unicità.
“Il bene è ciò a cui tutto tende.”(Aristotele)
Un altro aspetto che ha catturato la mia attenzione durante il percorso formativo è stato l’incontro con le cosiddette Masteries. Nate alla fine degli anni ’90 da un gruppo internazionale di coach, rappresentano l’insieme delle competenze fondamentali del Coaching e, in una prospettiva più ampia, possono essere lette anche in chiave energetica.
Basta osservare lo schema a forma di spirale utilizzato per rappresentarle. L’assonanza visiva con la nota energia Kundalini, che secondo la tradizione si sviluppa lungo la colonna vertebrale a partire dal coccige portando vitalità, consapevolezza e connessione all’individuo, è piuttosto evidente.
Le Masteries seguono idealmente un percorso che parte dalla competenza di base — quella che dovrebbe essere attivata per prima durante l’incontro con il coachee — fino a quella che entra in gioco nelle fasi più avanzate del processo. Tuttavia, non si tratta di una struttura rigida: la loro natura è circolare e dinamica, proprio come l’energia di cui si è parlato.
Ancora più interessante è osservare la possibile corrispondenza con il sistema dei chakra. Confrontando i due schemi, emergono sorprendenti somiglianze.


Le Masteries sembrano quasi possedere un loro schema energetico, straordinariamente simile a quello umano. Una piccola precisazione riguarda la quarta Mastery, che può apparire meno immediata rispetto alle altre: la connessione autentica con il chakra del cuore avviene nel momento in cui si lavora pienamente nel presente. Il cuore, infatti, vive solo nel presente; tutto il resto è aspettativa, proiezione o ricordo.
Proseguendo si potrebbero trovare molte altre sfumature e armonie tra queste due dimensioni, che finiscono per fondersi in un unico sistema di conoscenza, consapevolezza e connessione.
Durante una consulenza, il Coach va oltre il semplice processo analitico della mente cosciente. È lui stesso che, con la propria presenza e il proprio essere, si mette al servizio di qualcosa di più grande.
A questo punto appare chiaro che Coaching e spiritualità siano profondamente affini sotto molti aspetti e che il punto di incontro tra queste due dimensioni sia proprio il Coach, con le sue competenze e la sua unicità.
Accogliere l’altro senza giudizio è fondamentale, ma lo è altrettanto la capacità di ascoltare e percepire sé stessi nella propria interezza.
È sempre la persona a fare la differenza.
Ovunque tu sia, qualunque persona incontrerai, qualsiasi lavoro svolgerai e in ogni relazione che vivrai, esiste un solo vero punto di incontro: tu.
Bibliografia
Slide Corso base di Coaching Cognitivo-Emotivo e PNL di PGP Academy
Video Youtube “Ripassiamo le Masteries IAC Italia” con Davide Papini

Roberta Pessotto
Operatrice Olistica Spirituale, Channeler, Medium e Coach Cognitivo-Emotivo. Facilita il benessere della persona utilizzando tecniche energetiche e spirituali, strumenti del Coaching e della PNL.




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